Assumere nel 2026 costa meno di quanto molte aziende pensino. La Legge di Bilancio, il Decreto Coesione e il Decreto Milleproroghe hanno costruito un sistema articolato di incentivi che premia le assunzioni stabili, con sgravi contributivi che possono arrivare al 100% e deduzioni fiscali potenziate fino al 130% del costo del lavoro.
Il problema è che orientarsi in questo panorama non è semplice: le misure si sovrappongono, le scadenze cambiano e i decreti attuativi arrivano con ritardo. Questo articolo prova a fare ordine, spiegando in modo chiaro cosa c’è a disposizione, per chi e fino a quando.
La maxi-deduzione per le nuove assunzioni
Tra tutti gli strumenti disponibili, la maxi-deduzione del costo del lavoro è quello più immediatamente operativo e anche il più sottovalutato. Introdotta dal D.Lgs. 216/2023 e prorogata fino al 2027, consente ai datori di lavoro di dedurre il 120% del costo sostenuto per ogni nuova assunzione a tempo indeterminato che produca un reale incremento occupazionale rispetto all’anno precedente.
La percentuale sale al 130% quando l’assunzione riguarda categorie considerate svantaggiate: giovani under 30 mai occupati a tempo indeterminato, donne con almeno due figli minori o disoccupate da oltre sei mesi, lavoratori con disabilità, ex percettori del Reddito di Cittadinanza non ammessi all’Assegno di Inclusione.
Tradotto in termini concreti, un’azienda che assume un dipendente con un costo lordo annuo di 30.000 euro può portare in deduzione fino a 39.000 euro ai fini IRES, generando un risparmio fiscale netto che si somma a qualsiasi esonero contributivo applicabile.
È un aspetto fondamentale da comprendere, perché la maxi-deduzione è espressamente cumulabile con gli sgravi contributivi previsti dalle altre misure, e questo rende la combinazione dei due strumenti particolarmente vantaggiosa per chi pianifica assunzioni nel corso dell’anno.
Il bonus giovani under 35
L’incentivo più rilevante per l’occupazione giovanile è l’esonero contributivo previsto per le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori con meno di 35 anni che non abbiano mai avuto un contratto stabile nella loro vita lavorativa. La misura originaria, introdotta dal Decreto Coesione nel 2024, prevedeva uno sgravio del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per 24 mesi, con un tetto massimo di 500 euro mensili che saliva a 650 euro per le assunzioni effettuate nelle regioni della ZES Unica del Mezzogiorno.
Il Decreto Milleproroghe ha esteso questa agevolazione alle assunzioni effettuate fino al 30 aprile 2026, ma con un’aliquota ridotta al 70%, che torna al 100% soltanto nel caso in cui l’assunzione produca un incremento occupazionale netto. Parallelamente, la Legge di Bilancio 2026 ha previsto un nuovo esonero parziale per le assunzioni stabili di giovani nel corso dell’intero anno, ma i dettagli operativi e gli importi precisi sono rimandati a un decreto attuativo del Ministero del Lavoro che, al momento in cui scriviamo, non è ancora stato pubblicato.
È una situazione che crea comprensibile incertezza nelle aziende, ma il messaggio di fondo è chiaro: assumere giovani a tempo indeterminato nel 2026 resta fortemente incentivato.
Il bonus donne
Il capitolo degli incentivi per l’occupazione femminile si articola su più livelli. La misura strutturale più consolidata è lo sgravio contributivo del 50% previsto dalla Legge Fornero per l’assunzione di donne svantaggiate: donne disoccupate da almeno 24 mesi ovunque residenti, donne disoccupate da almeno 6 mesi residenti nelle regioni della ZES del Mezzogiorno, oppure donne impiegate in settori con elevata disparità di genere.
A questa misura permanente si affianca il bonus del Decreto Coesione, prorogato dal Milleproroghe fino al 31 dicembre 2026: un esonero del 100% dei contributi fino a 650 euro mensili per 24 mesi, destinato alle donne svantaggiate assunte a tempo indeterminato.
La novità più significativa introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 riguarda però le madri lavoratrici. Dal 1° gennaio 2026 è operativo un esonero contributivo del 100%, fino a 8.000 euro annui, per i datori di lavoro che assumono donne madri di almeno tre figli minorenni che risultino prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi. La durata varia in base al tipo di contratto: 24 mesi per il tempo indeterminato, 18 mesi per le trasformazioni e 12 mesi per il tempo determinato.
Si tratta di una misura che si affianca ai bonus già esistenti senza sostituirli, ampliando ulteriormente il ventaglio di opportunità per le imprese che investono nell’occupazione femminile.
Incentivi per il Mezzogiorno e la ZES Unica
Le aziende che operano nelle regioni del Mezzogiorno, ovvero Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna, possono contare su massimali più elevati per i bonus giovani e donne, con il tetto che sale da 500 a 650 euro mensili.
Dal 2026, il perimetro della ZES Unica è stato esteso anche a Marche e Umbria. Resta inoltre attivo lo sgravio per il mantenimento dell’occupazione nelle aree meridionali, pari al 20% dei contributi previdenziali complessivi con un importo massimo deducibile di 125 euro mensili per lavoratore. Sono misure pensate per ridurre i divari territoriali e che rendono particolarmente conveniente l’assunzione stabile nelle regioni dove il mercato del lavoro è storicamente più fragile.
Gli altri incentivi attivi nel 2026
Oltre ai bonus legati a giovani, donne e Mezzogiorno, il sistema degli incentivi all’assunzione comprende diverse misure strutturali che restano pienamente operative. L’esonero contributivo strutturale per gli under 30, previsto dalla Legge di Bilancio 2018, offre uno sgravio del 50% dei contributi fino a 3.000 euro annui per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani mai titolari di un contratto stabile.
Per i lavoratori over 50 disoccupati da oltre 12 mesi, la Legge Fornero prevede una riduzione del 50% sia dei contributi INPS che dei premi INAIL. Sul fronte dell’inclusione, l’incentivo per l’assunzione di persone con disabilità previsto dalla Legge 68/1999 resta attivo, così come l’esonero totale fino a 8.000 euro per le donne vittime di violenza inserite in percorsi di protezione.
Completano il quadro gli incentivi collegati alle politiche attive del lavoro, che agevolano l’assunzione di percettori dell’Assegno di Inclusione, di NASpI e di lavoratori provenienti da trattamenti di CIGS, e la possibilità per le imprese con meno di 20 dipendenti di usufruire dello sgravio per le assunzioni a termine in sostituzione di lavoratrici in congedo di maternità o parentale.
Orientarsi nella complessità: il valore di una guida specializzata
Il quadro degli incentivi per il 2026 è ricco di opportunità, ma anche oggettivamente complesso. Le misure si sovrappongono tra strutturali e temporanee, le scadenze non sono uniformi, alcuni bonus sono pienamente operativi mentre altri attendono ancora i decreti attuativi, e le condizioni di accesso variano in base all’età del lavoratore, al genere, alla residenza, al tipo di contratto e alla dimensione dell’impresa.
Per un’azienda che deve pianificare le assunzioni del prossimo trimestre, districarsi da sola in questa selva normativa significa rischiare di perdere agevolazioni a cui avrebbe diritto o, peggio, di commettere errori nella richiesta che portano alla revoca dei benefici.
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